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Padre
Francesco Russo nella Storia della Diocesi di Cassano al Jonio
scrive: "Cerchiara viene ricordata, con questa denominazione,
in un documento greco del 1141 e aveva nel suo territorio i casali
di Bellizia, che fu poi S. Lorenzo Bellizzi [ dal 1648], di S.
Antonio, di S. Elia, di Platachi e degli Schiavi, ricordati nel
Registro Angioino del 20 gennaio 1277"
(I, p. 53).
Don Vincenzo Barone nelle poche pagine che dedica a San Lorenzo
Bellizzi nella sua storia di Cerchiara delinea la natura agricola
e le difficoltà, fin dal suo nascere, del paese confinante:
" Le lotte dei contadini di Bellizia erano quelle di tutti
i contadini calabresi, tese sempre ad ottenere sgravi fiscali
e nuove terre da seminare, e nel 1624, nel contesto dei nuovi
dissodamenti concessi dalla famiglia Pignatelli, dal principe
Fabrizio Pignatelli II ottennero di disboscare e seminare altri
terreni e la concessione di potersi costruire un proprio mulino"
(Storia società cultura di Calabria. Cerchiara, p. 237).
Già da queste poche notizie si evince come l'origine di
San Lorenzo derivi da un nucleo prettamente agricolo[...].
Anche la chiesa del paese per molti secoli, è stata alla
dipendenza di San Pietro di Cerchiara: "L'antichissima chiesa
parrocchiale di San Pietro risale all'evo bizantino. Di essa viene
ricordato un Rahus, Presbyter Capellanus nel 1117
Alla sua
dipendenza era la chiesa di S. Lorenzo del casale Bellizia"
(Russo, I, p. 226), la quale intorno al 1500 risulta già
parrocchia[...].
Gli anni Cinquanta arrivano come una primavera tumultuosa che
spezza il cerchio che isola il paese. Tutto il Sud rispetto al
resto d'Italia vive in una condizione pietosa, ma San Lorenzo
Bellizzi è esemplare: vi si arriva da Cerchiara di Calabria
per una disagiata strada mulattiera di circa dodici chilometri,
non c'è la luce elettrica, non c'è l' acquedotto,
non ci sono fognature; anche la giustizia talvolta è amministrata
personalmente.
Sante Faillace, medico condotto di San Lorenzo Bellizzi, in una
lettera al direttore di "Il Giornale d'Italia", Roma,
XLVIII, 208, giovedì 1 sett. 1949, p. 2, replica al senatore
Cassiani: "è un paese montano di 3000 abitanti che
S.E. Cassiani ha definito in un suo articolo, apparso sul suo
quotidiano, come <<una strana isola umana dove orrendi delitti
vengono commessi e restano impuniti>>. Questa definizione
egli l'ha data, non come nostro protettore, ma in qualità
di Sottosegretario alla Grazia e Giustizia a cui tra gli altri,
sono devoluti i poteri di punire coloro che compiono questi orrendi
delitti e che a San Lorenzo Bellizzi, restano impuniti, perché
gli alti funzionari del detto ministero che dovrebbero compiere
le inchieste non se la sentono, ed hanno ragione, di fare a cavallo
il tragitto da montagne russe degli impervi sentieri che ci uniscono
ai centri civili".
I delitti cui si fa riferimento sono quelli avvenuti tra marzo
1945 e giugno 1949[...].
Dopo secoli di pazienza e rassegnazione riemerge l'orgoglio di
questo popolo laborioso e paziente, capace di sacrifici enormi,
di attese secolari: dall'11 al 15 marzo 1949 al suono delle campane
e della sirena la popolazione, accorrendo anche da contrade lontane,
si raduna nella piccola piazza del paese con spranghe, forcelle
ed altri attrezzi di uso quotidiano al grido "acqua, luce
e strada".
Le donne sono in prima linea. Antonio Armentano racconta che l'intesa
era di non mollare senza esito concreto alla proprie richieste.
Il Municipio fu sbarrato. Gli impiegati "inetti" e di
ostacolo mandati a casa. In un secondo tempo ci fu un'amministrazione
di emergenza nominata dal popolo in rivolta.
San Lorenzo Bellizzi - paese reietto di tutti i tempi, così
"Battaglia calabra", Cosenza, 22 agosto 1949, n.34,
pp. 1-2, titola l'articolo di Elvira Capalbi-Puglia. Non è
un settimanale rivoluzionario ma non può ignorare i fatti
e il tentativo di manipolazione da parte di certi settori reazionari
della pubblica amministrazione. I principali capi di accusa delle
persone che figurano nel rapporto dei carabinieri sono "radunata
sediziosa continuata, violenza privata aggravata, per avere costretto
Sindaco ed impiegati comunali a lasciare il Municipio". Si
tratta soltanto di una reazione al senso della disperazione [...].
Altri paesi limitrofi vivono in misera condizione: Alessandria
del Carretto, Montegiordano, Albidona, Villapiana, solo per citarne
alcuni. Le campane e la sirena suonano per tutti: non è
più l'ora della sopportazione. Ribellarsi è un dovere
per la dignità della persona, per una vita più decorosa.
Circa un secolo prima, nel 1860, si racconta di un altro riscatto
dell'orgoglio dei Sallorenzani: quando Cerchiara reclama i territori
che si affacciano al paese per i suoi cittadini.
Questa volta il grido è "In galera o Santa Venere".
Lotta dura con perdite di vite umane. Senza quei terreni però
sarebbe stata impossibile la sopravvivenza.
Ancora nel 1878 i Sallorenzani si devono mobilitare per difendere
un loro diritto vitale sul bosco di Santa Venere. In seguito all'Ordinanza
Prefettizia del 25 ott. 1877 il" fondo" demaniale di
Santa Venere viene assegnato in parte al comune di Plataci, senza
tener conto del diritto secolare dei Sallorenzani di "poter
legnare" in quel bosco.
Questi continuano, come sempre, ad esercitare il loro diritto
ma il conflitto con i Platacesi diviene sempre più acceso.
Ormai è inevitabile una dimostrazione, che avviene nei
giorni 5 e 7 maggio 1878 nel bosco in questione con una presenza
di circa duemila persone, cioè di tutta la popolazione
di San Lorenzo Bellizzi. Sono tutte persone armate chi di fucile,
chi di scure, chi di altri strumenti di uso familiare.
Ci sono feriti e arresti. Ma la Sentenza, n.123, del Tribunale
Correzionale di Castrovillari in data 26 aprile 1879 conferma
il diritto dei Sallorenzani. Sopportazione e determinazione sono,
dunque, due caratteristiche presenti in questo popolo.
Nel marzo del 1949 questa determinazione è chiara alle
Autorità. Infatti, Elvira Capalbi-Puglia, nel suo secondo
articolo in "Battaglia calabra" del 31 dic.1949-1 gen1950,
p. 2, può scrivere: "Il Governo ha già previsto
una spesa complessiva di 180 milioni per il tronco stradale che
dovrà congiungere S. Lorenzo a Cerchiara e 18 milioni sono
stati già concessi per il primo lotto. I lavori attaccheranno
da Sella Bifurto". Ci vorrà un decennio perché
la strada sia portata a compimento. Anzi, sul settimanale "Il
Giornale del mezzogiorno", Roma, XIV, n. 8, del 18-25 febbraio
1960, si parla di strada ultimata fin dal giugno 1959 ma non ancora
rifinita. La luce elettrica arriva nel 1951, l'acqua alla fine
del Cinquanta.
In quegli anni non c'è angolo di terreno che non sia coltivato,
anche i luoghi più impervi; sulle ripide sponde dei torrenti
ci sono gli orti di chi non ha un pezzo di terreno. Gli animali
domestici talvolta abitano coi padroni, le galline sono di casa.
L'asino il mezzo di trasporto più diffuso; il maiale sostentamento
della famiglia. Sintomatica La disgrazia di Rocco
di Giuseppe Pittelli: "Piangeva Rocco,/ piangeva il figlio,/
piangeva la cognata:/ lento lento,/ calavano il maiale/ nella
fossa" (L'ultimo Sud).
A chi si rechi oggi a San Lorenzo Bellizzi non sembrerà
che siano passati appena cinquant'anni. E' un paese talmente godibile
per le sue bellezze naturali, per le sue vecchie case in miniatura,
per il suo lindore, per il silenzio che vi regna, da rendere difficile
anche alla persona più immaginosa quella realtà
prima descritta. Le montagne, le timpe, Raganello che una volta
rappresentavano le difficoltà, la fatica, la paura, gli
stenti, oggi sono richiamo di turisti, di amanti della natura.
Spettacolo affascinante anche per i Sallorenzani. San Lorenzo
è oasi di pace del Parco del Pollino, luogo di partenza
per le Gole del Raganello, per la Grande Porta, dove il pino loricato
da secoli ha fatto il suo habitat naturale e con l'aspetto aggrinzito
attende solenne le stagioni.
(Tratto
da San Lorenzo Bellizzi, L. Larocca, A. Rugiano, a cura
di Francesco Carlomagno, Edizioni Nuova Grafica Fiorentina, Firenze) |